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Dipinto del Pittore cileno Roberto Sebastián Antonio Matta Echaurren
Pochi paesi come Tarquinia possono vantare una così alta concentrazione di capolavori artistici in rapporto all’estensione del suo territorio. E quando si pensa all’arte la mente va subito agli etruschi e alla loro estrema creatività. Basti considerare la pittura funeraria che è uno dei più affascinanti fenomeni della produzione italica; la scultura, che nelle figure possenti distese sui sarcofagi marmorei raggiunse vette di realismo mai visto nell’arte antica e la decorazione vascolare in cui gli Etruschi furono maestri del mondo. Un’arte tuttavia che essi avevano appreso dai Greci quando questi nei loro viaggi per mare toccavano i porti del Mediterraneo come il porto di Gravisca, santuario-emporio prima greco e poi etrusco dove esisteva un Tempio dedicato ad Hera, Demetra e Afrodite, poeticamente chiamata dagli Etruschi “Turan”, la signora.I vasi attici a figure nere su fondo rosso con scene mitologiche e a figure rosse su fondo nero, continuano a stupire i visitatori del Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia. Specie se si pensa alle firme prestigiose dei ceramografi: Oltos, Kleophrades, Epiktetos, Phintias e Charinos, autore del celeberrimo ryton, vaso a forma di testa femminile, dallo sguardo enigmatico e sottilmente ironico. Nella lavorazione del bucchero, una ceramica d’impasto nera, lucente e leggerissima, cotta ad alte temperature in carbonaia, gli Etruschi ebbero modo di mostrare tutta la loro originalità in particolare nei decori finissimi di borchie a rilievo.
Al suggestivo Museo Nazionale Tarquiniense, si aggiungono gli interessanti siti espositivi dell'ex Monte di Pietà che racchiude la Collezione Comunale degli Stemmi e del Palazzo Vescovile dove ha sede il Museo Diocesano.
L’etrusca Tarquinia cadde, come tante altre città, sotto i colpi della potenza romana ma la medievale Corneto, che ne aveva preso il posto nella storia, restò sempre un luogo dove la ceramica era ben presente anche se prodotta localmente in modesta quantità. Nei butti, pozzi che in epoca medievale e rinascimentale servivano all’eliminazione dei rifiuti domestici, compreso il vasellame, sono stati ritrovati piatti, ciotole, brocche decorati con stemmi, lettere, ritratti di personaggi, motivi floreali e animali. I colori dominanti erano il verde, il marrone, il rosso, il giallo e il blu cobalto su fondo bianco o avorio.
Molti di questi reperti sono esposti nel Museo della Ceramica che ha sede nel prestigioso Palazzo dei Priori. Il Museo è di proprietà della Società Tarquiniense d’Arte e Storia e dal 1993 costituisce un’interessante documentazione fittile con 100 pezzi della Collezione “Giuseppe Cultrera” dal XIII al XVIII secolo.
Tarquinia dal medioevo ad oggi si è arricchita di torri, palazzi, di giardini segreti, di monasteri, chiese e portali: degli affreschi del Pastura, delle tele di Monaldo e del Lippi, della Scuola di Guido Reni e del Romanelli, che le hanno conferito quel sapore di città d’arte che si coglie a colpo d’occhio.
Sono passati i secoli ma Tarquinia è rimasta comunque il luogo della ceramica ed ancora oggi gli artisti locali si esercitano nella individuazione e creazione di forme e decori sempre nuovi producendo oggetti estremamente raffinati. L’arte del fare vasi con l’argilla raccolta nella Necropoli e nell’Acropoli, del lavorare al tornio, dell’inventare “cocci” leggeri come quelli originali etruschi attraverso tecniche moderne è, così, rifiorita nelle botteghe del centro storico.
Questo suo immenso patrimonio d’arte si è arricchito della splendida statua di Emilio Greco “Memoria dell’estate” e di alcuni progetti architettonici di Paolo Portoghesi ed è stato reso più fascinoso dalla descrizione appassionata che ne fecero i molti scrittori che l’amarono, da Dennis a Stendhal, da Lawrence a Cardarelli, e appare più vibrante negli appuntamenti culturali e durante i concerti diventati ormai una tradizione. Tarquinia è in tutto ciò città di turisti ma anche di studiosi e di artisti che l’hanno scelta come “buon ritiro” della propria esistenza: un drappello di pittori, scultori e architetti, italiani e stranieri, tra i quali il più grande pittore surrealista dell'ultima generazione, Sebastian Matta, deceduto a Tarquinia nel novembre del 2002 e sepolto nel convento settecentesco che era la sua dimora. La significativa opera "Perché le vittime vincano" è esposta attualmente nella Sala del Consiglio Comunale.

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